Coltivazione del tartufo


Coltivazione del tartufo


Riportiamo una breve guida su come coltivare i tartufi. Il tartufo è un fungo che cresce nel sottosuolo e fa parte delle prelibatezze della gastronomia mondiale. E' una specie simbionte nel senso che in natura vive in simbiosi con le radici di alcune specie di alberi da cui si alimenta. Ciò ha reso difficile per il passato la sua coltivazione in quando oltre all’ habitat compatibile bisognava individuare e creare questo rapporto di simbiosi con la piante ospite.

Tartufo: tecnica di coltivazione.

L'argomento è stato oggetto di molti studi ed oggigiorno la coltivazione del tartufo è diventata economicamente possibile anche a livello professionale. La tecnica prevede l’innesto di spore di micelio nella massa radicale della pianta ospite da interrare successivamente in un terreno compatibile. L'operazione d'innesto delle spore detta micorizzazione è appannaggio esclusivo di poche aziende specializzate.

La micorizzazione delle piantine: con tartufo nero e con tartufo bianco.

Per micorizzare artificialmente le piantine (ottenute dalla germinazione) con tartufo nero, le radici vengono immerse in una soluzione che le procura piccole incisioni. Successivamente le radici vengono immerse in una poltiglie fatta di tartufi neri maturi in modo che catturano le spole.

Per micorizzare artificialmente le piantine (ottenute dalla germinazione) con il tartufo bianco le radici delle piantine vengono messe a contatto con le radici di una pianta già micorizzata. La coltivazione del tartufo bianco presenta quindi maggiori difficoltà rispetto a quella del tartufo nero, che si presta anche per colture professionali.

Le piante che hanno le radici colonizzate dalle micorrize presentano una maggiore capacità ad alimentarsi, di assorbire cioè acqua e sali minerali. Queste piante risultano perciò più forti e presentano una maggiore attitudine a difendersi dagli agenti atmosferici. Per la coltivazione delle piante destinate ad essere micorizzate ossia inseminate con spore di tartufo è opportuno impiegare semi provenienti da piante che hanno già subito questo processo.

Iter operativo.

Passiamo a vedere le fasi più importanti per coltivare i tartufi nel proprio sito, quale giardino, orto, tenuta.

La coltivazione del tartufo sia a livello amatoriale che professionale si concretizza come abbiamo detto nella coltivazione di queste piantine micorizzate. Molte di queste piante appartengono alle specie presenti nella macchia mediterranea, come pioppi, querce, salici, per cui gran parte dei terreni del nostro paese si prestano ad ospitare tartufaie.

Passo 1: analisi del terreno.

Come prima cosa bisogna procedere all'analisi del terreno che si intende destinare alla coltura. Dell'operazione di norma si interessa l'azienda contattata anche online per la fornitura delle piantine micorizzate con le spore di tartufo, che metterà a disposizione attrezzature e tecnici.

Passo 2: scelta della specie di piante e determinazione del numero da acquistarne.

Una volta verificato che il terreno risulta compatibile alle esigenze ambientali, climatiche e nutritive della specie di fungo prescelto con l'aiuto dei tecnici si passa a stabilire la specie di piante da interrare.

In base alla specie di piante scelte e del suolo a disposizione si passa a determinare il numero dei filari e quindi il numero di piantine micorizzate da comprare (in virtù di quanto vanno distanziate).

Stabilito l'area da destinare alla coltura, l'idoneità del terreno, la specie di tartufo da coltivare, la specie di piantine micorizzate, il numero dei filari ed il numero delle piantine da interrare, si passa a preparare il fondo.

Passo 3: preparazione del fondo.

Per l'operazione abbiamo bisogno di una vanga, piccone, rastrello, zappa, falce, cesoia, sega, trattore, motosega, in funzione delle condizioni e dell'ampiezza del sito.

Tenuto conto che la stagione migliore per interrare le piantine micorizzate è quella autunnale la preparazione del fondo va eseguita durante l’estate.

L’intervento viene eseguito alcuni mesi prima per dar modo al terreno di liberarsi della eventuale presenza di spore di altre specie di funghi.

Durante questi mesi la mancata irrigazione ed il caldo della stagione estiva contribuiranno a purificare il sito.

L’operazione comprende la rimozione della vegetazione esistente, l’aratura del terreno e la preparazione dei filari:

  • La rimozione della vegetazione presente è un’operazione preliminare da eseguire con cura dal momento che le piante potrebbero essere già state micorizzate da altre specie di funghi. Per piccole tenute l’operazione può essere eseguita manualmente aiutandosi con i comuni attrezzi agricoli, quali falce, vanga, piccone, zappa, motosega, ecc.
  • L’aratura del terreno da eseguire manualmente con la vanga o con l’ausilio di un trattore deve essere eseguita per una profondità di 30/35cm.
  • La preparazione delle linee per i filari prevede lo scavo di solchi profondi 15/20cm in funzione della specie di piante, della grandezza della massa radicale. I filari vanno distanziati in funzione della specie di piantine da interrare.

Passo 4: messa a dimora delle piantine micorizzate.

A questo punto tutto è pronto per la piantumazione delle piantine fornite nei vasi, piantumazione che nei primissimi anni di vita va integrata con riguardo alle piantine che non dovessero attecchire (evento fisiologico).

Le piantine vanno distanziate avendo presente quella che sarà la chioma della pianta adulta e della quantità d’ombra che devono creare, in funzione della specie di tartufo.

Per ogni piantina dovrà essere scavata una buca profonda 20/25 cm in funzione della grandezza dell’alberello e larga leggermente in più della zolla che ospita la massa radicale, provvedendo a mettere sul fondo della buca uno strato di pietrisco per assicurare un buon drenaggio.

Posata la piantina la buca verrà riempita con il terreno rimosso miscelato con un buon terriccio, avendo cura di non comprimerlo eccessivamente.

Passo 5: raccolta dei primi tartufi.

Eseguita la piantumazione per la raccolta dei primi tartufi bisognerà attendere mediamente 5-6 anni.

Le cure colturali durante l'attesa del raccolto:

  • Durante questo periodo bisogna aver cura delle piante e del sottobosco con regolari interventi di innaffiatura, potature, rimozione vegetazione infestante. Più in particolare, le innaffiature devono essere frequenti nei primi anni di vita della pianta, anche settimanalmente nei primi mesi successivi alla piantumazione.
  • Per quanto riguarda la frequenza e l’intensità degli interventi di potatura esistono diverse scuole di pensiero.
  • Secondo alcuni bisogna limitare gli interventi ai primi annidi vita, operando la sola potatura di formazione per imprimere alla pianta la forma desiderata.
  • Altri propendono per interventi frequenti e drastici, altri ancora rifacendosi a quanto avviene in natura sono contrari a qualsiasi tipo di intervento.
  • Di sicuro vanno eliminati i rami spezzati, malati o comunque interessati da patologie, cui si potrebbe aggiungere la rimozione dei rami che crescendo in modo irregolare potrebbero compromettere la percentuale di luce che si intende assicurare al sottobosco.
  • Eventuali interventi sul suolo devono mirare ad evitare che diventi particolarmente compatto, tenuto conto che il tartufo predilige un substrato leggero e sufficientemente arieggiato.
  • Come per ogni coltura il suolo va sistematicamente ripulito delle specie infestanti che impoveriscono il terreno e tolgono luce.
  • Per i siti destinati alle tartufaie non sono previsti interventi di concimazione.

Per coloro che intendono intraprendere la coltivazione dei tartufi a scopo professionale ricordiamo che limitatamente ad alcune aree geografiche è possibile usufruire di contributi pubblici.

In questo caso l’impianto deve essere eseguito con l’assistenza di un agronomo che provvede rilasciare idonee certificazioni. D’altra parte per chi intende avvicinarsi a questo mondo a scopo professionale l’assistenza di dottori agronomi e forestale risulta indispensabile dal momento che nell’ultimo ventennio non tutte le piantagioni hanno dato i risultati sperati, vuoi per siti risultati non idonei, vuoi per piante non bene micorizzate, vuoi per errori di coltivazione.

Supervisione: Giuseppe Travaglione

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