Alberi latifoglie: quali sono? Classificazione ed elenco.

Con il termine alberi latifoglie si è soliti indicare tutti gli alberi che abbiano foglie larghe, a prescindere dalla forma. Per quanto molto comune, in realtà questa definizione non è corretta, cerchiamo di capire allora quali sono i più comuni latifoglie e le loro caratteristiche.

Alberi latifoglie: quali sono? Classificazione ed elenco

Quali sono gli alberi latifoglie? 

Gli alberi latifoglie o latifoglie, come l’attributo stesso indica, sono tutti quelli che hanno foglie larghe, qualunque sia la forma. Essi si contrappongono agli alberi aghifoglie che invece hanno foglie a forma di ago. Volendo essere pignoli la definizione fornita, anche se permette di identificare in maniera chiara, semplice ed univoca una latifoglia, ha poco rigore scientifico. Infatti, se si volesse utilizzare una precisa terminologia botanica si dovrebbe parlare di Angiosperme o meglio ancora di Magnoliofite.

Angiosperme o Magnoliofite.

Le Angiosperme o con notazione più recente Magnoliofite sono piante (alberi o arbusti) la cui caratteristica, come l’etimologia greca del nome indica, è di avere i semi protetti ed avvolti in un frutto. Compito del frutto è non solo proteggere i semi, ma anche di favorirne la dispersione e quindi la disseminazione ad opera di animali ed uccelli che di esso si ciberanno. Azione che si somma a quella di vento ed acqua. Le angiosperme sono perciò in qualche maniera una tipologia di piante più evoluta delle Gimnosperme che hanno invece il seme non protetto dal frutto ma nudo e disposto sotto le scaglie legnose di un cono o pigna.

Per tale motivo le gimnosperme nel linguaggio comune sono note come conifere (dal latino portatrici di coni) come le angiosperme sono note come latifoglie.

I frutti delle Angiosperme si originano da fiori. I fiori possono essere ermafroditi e quindi raccogliere nello stesso esemplare sia l’androceo (fiore maschile) che il gineceo (fiore femminile) oppure a sessi separati. I fiori maschili e femminili possono crescere sullo stesso albero ed allora si parla albero monoico o su due alberi diversi e quindi dioici (così come avviene per l’alloro per cui esiste l’albero maschio e quello femmina).

Caratteristiche degli alberi a foglie larghe.

Vediamo adesso quali sono le caratteristiche che accomunano diverse tipologie di alberi a foglie larghe.

In generale gli alberi latifoglie sono:

  • in maggioranza decidui. Ossia perdono le foglie tutte insieme nella stagione avversa (nell’emisfero boreale coincide con l’autunno/inverno). Esistono però anche delle latifoglie sempreverdi. Le più comuni sono il leccio, la sughera, l’alloro ed il tasso. Gli alberi aghifoglie, ovvero le conifere, al contrario sono quasi tutti sempreverdi con l’unica eccezione del Larice che è deciduo.

  • Vivono e colonizzano le regioni temperate e mediterranee con altitudini modeste. Al contrario gli alberi aghifoglie vivono e colonizzano in preferenza le regioni nordiche e montuose.

  • Il tronco delle latifoglie contrariamente a quello delle conifere, che si sviluppa dritto fino alla cima mentre i rami si dipartono in tutta la lunghezza, si apre ad ombrello ad una certa altezza sviluppando una chioma frondosa a forma di globo od ovoidale.

  • Possono avere fiori maschili e femminili sullo stesso albero ma vi sono anche specie che sviluppano i fiori maschili e femminili in piante diverse e quindi si avranno alberi maschi e femmine.

  • Possono produrre frutti secchi come il noce o polposi e ricchi di liquidi come il pesco o il ciliegio.

  • La massa legnosa del tronco è percorsa da veri e propri tubi che sono costituiti da un gran numero di grosse cellule sovrapposte, in cui fluisce una linfa che nutre la pianta.

Classificazione delle latifoglie.

La classificazione delle latifoglie si effettua solitamente in funzione della forma del fiore anzi per essere più precisi in funzione del tipo di simmetria con cui si presenta la corolla. Corolla che è una parte del fiore delle Angiosperme ed è costituita dall’insieme dei petali che sono posizionati nella parte interna del calice.

In funzione di detto criterio potremo avere:

  • Latifoglie con fiori irregolari. Un esempio è il castagno che ha fiori maschili e femminili piccoli penduli e di colore giallo.
  • Latifoglie con fiori attinomorfi. Sono alberi a foglie larghe che fanno fiori con petali con una simmetria raggiata ossia disposti come raggi di un cerchio. Ne sono un esempio pesco e ciliegio.
  • Latifoglie con fiori zigomorfi ossia con fiori irregolari che però hanno petali simmetrici rispetto ad un piano (presentano due metà identiche specularmente). Ne è un esempio la Robinia. 

Elenco delle latifoglie più comuni presenti nella nostra penisola.

Le latifoglie raggruppano numerosissime specie: nel seguito riportiamo un elenco certamente molto ridotto delle latifoglie che più comunemente si incontrano attraversando le campagne e talvolta anche le città del nostro Paese.

  • Rovere (Quercus petraea). E’ una quercia semi decidua. Ha un tronco imponente che facilmente raggiunge i 40 metri ed una chioma frondosa. Ha una aspettativa di vita che può raggiungere gli 800 anni. E’ distribuita nelle valli alpine e lungo tutto l’Appennino. Produce un legno di pregio utilizzato per fabbricare mobili e botti per invecchiare il vino.
  • Frassino (Fraxinus). In Italia sono diffuse due specie dell’albero e precisamente il frassino comune ed il frassino da manna o orniello. Il primo è più diffuso sui rilievi il secondo a livello del mare. Anche il frassino ha un portamento imponente e raggiunge facilmente ed anche rapidamente i 30 metri di altezza. L’orniello viene usato per le sue proprietà officinali fornisce la manna che è un lassativo.
  • Leccio (Quercus ilex). Albero sempreverde a fusto contorto e comunque difficilmente dritto. E’ molto diffuso nell’Italia meridionale e più generalmente in tutto il bacino del mediterraneo. Fornisce un legno molto duro e difficile da lavorarsi viene perciò usato come combustibile e per produrre carbone.
  • Olmo (Ulmus). E’ diffuso in tutto il territorio italiano fino ad altezze di 1000 metri. Ha portamento imponente e chioma tonda e frondosa e può raggiungere ragguardevoli di circa 25 metri. Viene usato per produrre legna da ardere e per  il suo aspetto gradevole come albero ornamentale.
  • Pioppo. Raggiunge i 20 metri di altezza e circonferenze del tronco di 2,5 metri. Viene coltivato un po’ dappertutto in Italia ma con intensità nella Pianura Padana. E’ utilizzato per produrre legna da cui si ricava compensato e pannelli. Con una aspettativa di vita di 300 anni è discretamente longevo.
  • Sughera (Quercus suber). E’ diffusa nel bacino del mediterraneo e Nord Africa. In Italia in Sicilia e Sardegna. E’ un albero longevo circa con 300 anni di aspettativa di vita. Dalla sua corteccia si ricava il sughero utilizzato per realizzare: tappi di bottiglia, pannelli termoisolanti e suole per sandali.
  • Acero. E’ diffuso in pianura e collina e per la colorazione delle sue foglie è un albero ornamentale di particolare impatto. Il suo legno è molto richiesto per la costruzione di strumenti musicali a corda: chitarre, violini, violoncelli.
  • Castagno (Castanea sativa). Distribuito in tutta la penisola in boschi collinari con quote comprese tra i 200 e gli 800 metri. Viene coltivato principalmente per la produzione del frutto. Il legno viene usato in carpenteria: travi e capriate.

Supervisore: Giuseppe Travaglione
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