Propaggine.

Propaggine

Segue una guida informativa e pratica sulla tecnica di riproduzione per propaggine, tecnica di moltiplicazione agamica.

In cosa consiste la propaggine?

La tecnica di riproduzione per propaggine consiste nel curvare un ramo lungo e flessibile interrandolo per un piccolo tratto, nel punto di maggiore curvatura, per poi separarlo dalla pianta madre una volta che ha radicato, circostanza quest’ultima che si evince dalla presenza di nuova vegetazione in corrispondenza del tratto di ramo interrato.

Per quali specie è indicata?

E una pratica di propagazione indicata per quelle piante, tipo il rododendro, il gelsomino, il caprifoglio, il glicine, il lillà, l'elica, il kerria, la clematide, caratterizzate da rami lunghi e flessibili presenti fin dalle parti più basse della pianta.

Qual'è il periodo migliore per praticarla?

Il periodo migliore per l’operazione varia da pianta a pianta: per il rododendro, che abbiamo richiamato a scopo esemplificativo, la primavera rappresenta il momento giusto. In linea di massima risulta più o meno buono il periodo che copre l’intera stagione vegetativa, da marzo a settembre, in funzione della specie, con eccezione del periodo particolarmente caldo della stagione estiva.

In particolare:

  • per i sempreverdi i periodi migliori vanno da marzo a giugno  e da settembre a novembre, 
  • per le piante a foglie caduche il periodo migliore va da novembre a metà dicembre.

La propaggine è una tecnica di riproduzione poco praticata perché impegnativa e faticosa. Si ricorre a questa tecnica, che richiama la moltiplicazione per talea da cui il nome di “talea assistita”, solo per riprodurre piante rare, non riproducibile per seme o per tecniche più pratiche, come la margotta e la talea.

Su quali rami viene eseguita?

La tecnica di propaggine viene eseguita sui rami dell’anno, il cui getto viene stimolato da incisivi interventi di potatura. Se si prevede di sfruttare una pianta in maniera intensiva diventa necessario un preventivo intervento di vangatura e concimazione (con stallatico maturo in ragione di 2-3Kg per mq) dell’ area ai piedi della pianta.

Come procedere:

  • Individuate un ramo lungo e flessibile situato nella parte bassa della pianta in modo che piegandolo a 30-40cm dalla cima si riesce a toccare il suolo nel punto di maggiora curvatura.
  • Ripulite il tratto di ramo da interrare delle fogli e dei getti laterale. Con l’ausilio di una lama affilata e disinfettata incidete in più punti la corteccia che riveste il tratto da interrare, rimuovendone un tratto per l’intera circonferenza. Irrorate la parte di ramo appena pulita con ormone radicante liquido o in polvere, in modo da velocizzare la radicazione.
  • Scavate una buca larga 15-20cm e profonda 10-15cm nel punto di contatto tra il ramo ed il suolo, spingete il ramo nelle buca e copritelo con un terriccio composto in parte eguali da terreno da giardino e torba. Ancorate il ramo ad un tutore o poggiate sulla buca un sasso o altro oggetto equivalente, per evitare che il ramo possa tornare alla posizione iniziale.
  • Se l’operazione è stata eseguita correttamente, nell’arco di 2-3 mesi la parte di ramo interrata emette le radici. Trascorsi ulteriori 4-6 mesi la nuova pianta è pronta per essere separata dalla pianta madre, da cui fino a quel momento ha ricevuto nutrimento, ed essere messa a dimora in vaso o piena tessa. I tempi di radicazione riportati sono indicativi, variano in funzione di diversi fattori, quali: la specie di pianta, la fertilità ed il grado di umidità del terreno, la zona climatica, la stagione, l’esposizione e lo stato di salute della pianta madre.

La tecnica descritta rappresenta la cosiddetta “propaggine semplice”, caratterizzata dal fatto che il ramo entra ed esce dal terreno una sola volta, dando vita ad una sola pianta. Ma se il ramo è sufficientemente lungo e flessibile può essere interrato più volte, dando vita alla cosiddetta “propaggine multipla”. Al ramo verrà impresso un andamento serpentiforme, lasciando tra due interri successivi un pezzo di ramo che ospita almeno 2-3 nodi (punto di unione al ramo di coppie di foglie opposte). In questo modo il numero delle nuove piantine sarà pari al numero degli interri, da cui il nome di propaggine multipla.

Supervisione: Giuseppe Travaglione

SU

X

Ti è piaciuto questo articolo?

Seguici su Facebook per riceverne ancora!

Sono già un fan di Fai da te 360, non mostrare più questo box.