Gelsomino cura e coltivazione.

Gelsomino cura e coltivazione

Guida informativa e pratica sulla coltivazione e cura del gelsomino, dalle origini agli utilizzi come rampicante e arbusto singolo, dall’impianto alle pratiche colturali, dalle malattie alla coltivazione in vaso, alle tecniche di riproduzione.

Informazioni sul gelsomino.

Il genere Jasminum volgarmente detto gelsomino, originario delle regioni tropicali temperate, in particolare dell’Asia, conta circa 250 specie, che raggiungono mediamente un’altezza di 3-4m.

Si tratta di una pianta mediamente rustica a portamento arbustivo – rampicante che ha incontrato un grande favore come pianta ornamentale, sia come arbusto singolo, caratterizzato da un portamento eretto ed una chioma tondeggiante, da coltivare eventualmente a cascata, grazie ai rami lunghi e flessibili, che come rampicante per rivestire pergolati, gazebo, muri, archi e ringhiere, al fine di realizzare aree riservate, intime e ombreggiate, nonché creare barriere protettive rispetto agli agenti atmosferici e agli sguardi indiscreti di vicini e passanti.

Tra le specie più apprezzate, coltivate e conosciute, ricordiamo i cosiddetti:

  • Gelsomino di S. Giuseppe o Gelsomino d’inverno (Jasminum nudiflorum) ; Gelsomino di Spagna (Jasminum frandiflorum);
  • il Gelsomino bianco o comune (Jasminum officinale).

Per approfondimenti sulla pianta di gelsomino, potete consultare l’articolo: “Gelsomino”.

Condizioni climatiche ideali alla coltivazione del gelsomino.

In generale, il genere Gelsomino predilige un clima temperato, con temperature minime prossime allo zero, anche se non tutte le specie sono caratterizzate dallo stesso grado di rusticità.

Le specie Jasminum nudiflorum e Jasminum officinale resistono con temperature fino a -15°C, il Jasminum humile  sopporta temperature fino a -5°C circa, per il Jasminum polyanthum la temperatura non deve scendere sotto lo zero.

Bisogna assicurare loro una posizione da luminosa a parzialmente luminosa.

Caratteristiche e preparazione del terreno.

Pur essendo una pianta non particolarmente esigente, il gelsomino predilige un terreno ricco di sostanze organiche, fresco, leggero, profondo e ben drenato.

Un terriccio che tiene conto anche delle condizioni climatiche, passando da una miscela fatta di torba e sabbia in parti eguali per un clima continentale, ad un terriccio composto per il 70% di terriccio ed il 30% di sabbia per una zona a clima mediterraneo.

Pratiche colturali.

Moltiplicazione gelsomino. 

Il metodo maggiormente utilizzato per la riproduzione del gelsomino è quello per talea, affiancato da quello per propaggine, anche se non sono escluse le tecniche per margotta, da praticare durante la stagione vegetativa, divisione dei pollini e per seme, metodo quest’ultimo comune a tutte le specie, da praticare per il gelsomino durante le stagioni intermedia, autunno e primavera.

In realtà, la riproduzione per seme è forse la meno praticata in considerazione delle difficoltà a reperire i semi del gelsomino vero.

Sia la riproduzione per talea che per propaggine, sono tecniche vegetative, presentano cioè il vantaggio di assicurare alle nuove piante le identiche caratteristiche della pianta madre, a differenza della propagazione per seme, fonte di nuovi ibridi.

Entrambi le tecniche, talea e propaggine, utilizzano parti di piante esistenti:

  • con la talea si asportano dalla pianta madre rami semilegnosi che, divisi in parti lunghe 10cm circa, si mettono a radicare in un terriccio composto da torba e sabbia;
  • con la propagazione per propaggine si provvede a piegare un ramo basale della pianta, lungo e flessibile, facendolo toccare il suolo ed interrandolo di una quindicina di centimetri nel punto di maggiore curvatura. Dopo un anno circa dall’operazione, quando la parte interrata ha radicato, il ramo si divide dalla pianta madre e si mette nella nuova dimora, in vaso o piena terra, dando vita ad una nuova piantina.

Per una guida passa passo sulla riproduzione del gelsomino per talea e propaggine potete consultare l’articolo: “Gelsomino riproduzione

Impianto gelsomino.

Nelle aree a clima mediterraneo il periodo migliore per l’impianto di questo rampicante coincide con l’intera stagione autunnale inizio inverno, mentre per le aree del Centro Nord a clima temperato freddo, per la messa a dimora bisogna aspettare l’arrivo della primavera.

Nelle aree più rigide del Nord Italia si consiglia di coltivare in grossi contenitori le specie meno rustiche, più sensibile al freddo, in modo da poterle spostare durante l’inverno in serre non riscaldate o comunque in luoghi riparati.

Per la messa a dimora in piena terra, preparate una buca sufficiente ad ospitare agevolmente la massa radicale e l’eventuale zolla che la ospita, mettendo sul fondo uno strato di ghiaia per un miglior drenaggio.

Sostegni gelsomino.

La specie rampicante necessita di sostegni cui appoggiarsi ed arrampicarsi, sostegni che possono essere naturali, come gli alberi, o artificiali, come i fili di ferro, graticci, pergolati, gazebo, ecc.

I sostegni sono da realizzare fin dal momento dell’impianto.

Legatura gelsomino.

Per i rampicanti la legatura rappresenta una paziente pratica che si aggiunge alle comune cure colturali. Da essa in larga misura dipende il risultato ornamentale dell’operazione.

Bisogna avere l’accortezza di guidare e legare i tralci prima che diventino troppo legnosi, quando è ancora possibile imprimere loro la giusta direzione, per colmare gli spazi vuoti, senza spezzarli.

I rami vanno legati al sostegno con la rafia, senza stringere eccessivamente, per evitare di danneggiarli nei punti di ancoraggio.

Annaffiatura.

In considerazione dei ritmi di crescita e dell’abbondante vegetazione, il gelsomino necessita di regolari interventi di annaffiatura, non tanto per frequenza quanto per intensità, evitando che l’acqua ristagni.

Bisogna intervenire solo quando il terreno risulta completamente asciutto da qualche giorno, e non solo in superficie, circostanza quest’ultima da verificare fisicamente affondando le dita nel terreno.

Bisogna intervenire quanto non residuano tracce dell’ultima annaffiatura, evitando di bagnare la parta area della pianta.

E’ una pratica da non eseguire durante le ore calde delle giornate estive, ma di mattino presto o sera tardi. Correttamente, bisognerebbe annaffiare di sera durante le stagioni calde, per fare il modo che il terriccio si conservi umido per più tempo, e di mattina presto durante l’inverno, per scongiurare i pericoli conseguenza di inaspettate gelate.

La frequenza degli interventi, in larga misura, dipende dalla stagione e dalla zona climatica.

A scopo indicativo:

  • durante l’inverno le annaffiature vanno sospese o fortemente diradata, intervenendo solo in presenza di lunghi periodi di siccità;
  • durante le stagioni intermedie (autunno e primavera) risulta sufficiente annaffiare 2-3 volte alla settimana;
  • intervenire giornalmente durante le giornate torride della stagione estiva.
Bisogna innaffiare lentamente per dare modo al terreno di trattenere una buona quantità d’acqua, ripetendo l’operazione a distanza di pochi minuti, soprattutto per le piante in vaso, versando l’acqua direttamente sul terreno ai piedi dell’arbusto, servendosi dell’apposito annaffiatoio.

 

Potatura gelsomino.

Per il rampicante la potatura rappresenta una pratica importante, da praticare fin dalla messa a dimora definitiva delle giovani piante, al fine di assicurare al rampicante uno sviluppo ordinato in linea con la forma da realizzare, evitando che tra i vari tralci si creino spazi vuoti.

Sia per le piante arbustive che per i rampicanti il periodo migliore per la potatura coincide con la fine della fioritura.

Agli interventi di formazione da praticare per i primi 2-3 anni, provvedendo ad accorciare i tralci di 2/3 circa, per favorire la formazione dei getti laterali, seguono annualmente interventi finalizzati a rimuovere i rami secchi, spezzati o interessati da patologie, che possono diventare veicoli di infezione.

Questi interventi di mantenimento possono essere affiancati da interventi di ringiovanimento, rimuovendo i rami più vecchi e legnosi. In particolare, per il gelsomino comune i tralci non vanno accorciati ma diradati, mentre per il gelsomino d’inverno i rami vanno recisi dalla base. In occasione degli interventi di potatura di piante sane, i rami più giovani e semilegnosi recisi potranno essere utilizzare per riprodurre nuove piante con la tecnica della talea.

Per una guida dettagliata sul perché, come e quando potatura il gelsomino, consultate: “Potatura gelsomino”.

Cimatura.

La cimatura, da eseguire durante la stagione vegetativa, è una pratica che contribuisce alla produzione di getti laterale, laddove necessitano per colmare eventuali spazi vuoti.

Concimazione gelsomino.

Il gelsomino è una pianta caratterizzata da una crescita veloce e rigogliosa per cui necessita di molti nutrienti di cui il terreno non dispone in misura illimitata. Diventa pertanto necessario provvedere ad integrare il terreno degli elementi nutritivi che vengono a mancare, con cadenzati interventi di concimazione.

Il primo e importante intervento è rappresentato dalla concimazione con stallatico maturo, nella misura di 2,5-3 kg a mq, da eseguire in occasione della preventiva preparazione del terreno, in particolare per gli esemplari coltivati in piena terra.

Seguono due interventi con lo stesso concime organico o con concime granulare a lenta cessione da interrare ai piedi della pianta all’inizio dell’inverno, quando la pianta si sta preparando per il periodo di riposo vegetativo, e con l’arrivo della primavera quando la pianta si sta preparando per la nuova stagione vegetativa.

Durante quest’ultima, se ritenuto necessario (crescita e fioritura insoddisfacenti), ogni 45-60gg si può diluire nell’acqua destinata alle annaffiature, un concime liquido bilanciato a base di azoto, fosforo e potassio, senza superare le dosi consigliate riportate sulla confezione.

Pacciamatura.

Durante la stagione invernale, per le specie meno rustiche, coltivate in piena terra e che quindi non possono essere messe al riparo, è opportuno eseguire una pacciamatura ai piedi della pianta, con paglia, fogliame o fieno, al fine di preservare in modo particolare la massa radicale dalle gelate impreviste, provvedendo a proteggere con un telo forato a mo di serra anche la parte aerea della pianta in caso di condizioni climatiche estreme. In verità, è importante che siano le radici a non subire danni. Infatti, queste con l’arrivo della nuova stagione vegetativa provvederanno a rimpiazzare con nuovi getti i rami danneggiati che è stato necessario recidere dalla base.

Malattie e parassiti del gelsomino.

Pur essendo il gelsomino una pianta abbastanza rustica, che si difende bene dagli attacchi di malattie fungine e parassiti animali, soprattutto se forte e rigogliosa, in presenza di mancate o errate pratiche colturali può diventare vittima di avversità. Tra le patologie da fungo più ricorrenti, troviamo lo Oidio, la muffa grigia e la fumaggine, mentre tra i parassiti animali ricordiamo gli afidi e la cocciniglia. Con l’arrivo della primavera risulta pertanto opportuno irrorare la/le pianta con un insetticida a largo spettro, operazione da ripetere con un fungicida ad ampio raggio quando le gemme hanno fatto da poco la loro comparsa.

Per informazioni sulle malattie e parassiti, da come si riconoscono a come curarle e prevenirle, potete consultare la guida:"Gelsomino malattie

Coltivare il gelsomino in vaso.

La specie Gelsomino è una pianta che si presta ad essere coltivata in vaso, soprattutto le varietà non particolarmente rustiche che durante i periodi freddi della stagione invernale necessitano di essere spostati al riparo in serre non riscaldate o comunque in zone riparate. Tra le specie maggiormente indicate per la coltivazione in vaso, ricordiamo il Jasminum grandiflorum, il Jasminum  primulinum ed il Jasminum  odoratissimum.

Per la coltivazione del gelsomino in vaso valgono le cure colturali viste per la coltivazione in piena terra.

In particolare, occorre orientare la scelta verso contenitori capienti e pesanti, in grado di assicurare una buona stabilità per piante che, opportunamente guidate, sorrette e legate, possono superare i 2m di altezza, anche coltivate in vaso.

Supervisione: Giuseppe Travaglione

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