Il diserbante o erbicida fa la sua comparsa nel nostro paese agli inizi della seconda metà del secolo scorso, dopo che per decenni l’erba cattiva era stata estirpata manualmente, meccanicamente o se ne evitava la crescita con accorgimenti tipo la pacciamatura. Come l’estirpazione manuale, anche il diserbante o erbicida persegue l’obiettivo di combattere e controllare la malerba a favore della produzione agricola, giardinaggio e floricoltura.
Le piante infestanti debbono la loro presenza a svariate cause, come le errate operazioni di concimazione e irrigazione, a semi portati dal vento, dagli uccelli o dall’acqua. Esse attecchiscono più facilmente in presenza di eccessiva o insufficiente irrigazione o in presenza di terreni particolarmente sfruttati.
La quasi totalità degli erbicidi o vengono commercializzati allo stato liquido, quindi spruzzati direttamente sulle erbe infestanti, o sotto forma di polvere o granuli, da spargere sulle aree interessate, in genere miscelato con qualche concime. Trattasi di composti chimici dal notevole impatto ambientate, la qualcosa ha orientato le nuove ricerche verso la sperimentazione di biodiserbanti, come l’impiego di particolati funghi parassiti capaci di debellare erbe cattive.
Salvo qualche eccezione, il diserbante totale agisce nei confronti di tutte le specie di erbe, mentre l’erbicida selettiva o diserbante selettivo, come si evince dal nome, agisce solo nei confronti di specifiche malerbe. I diserbanti non selettivi, totali, quelli che agiscono nei confronti della quasi totalità della vegetazione, vengono usati per tenere sgombre dalle erbacce le aree destinate a parcheggi, i bordi delle strade, gli spazi antistanti ai capannoni industriali, i muri di cinta, ecc. Possono essere ad azione istantanea, nel senso che si dissolvono molto rapidamente, o ad azione prolungata, la cui azione può durare anche per alcuni mesi.
Nonostante la grande attenzione per il rispetto dell’ambiente ed il grande interesse per gli erbicidi naturali, i diserbanti chimici la fanno da padrone, in quanto quelli naturali, come l’estirpazione manuale, il lasciare sul terreno l’eventuale manto di erba tagliata la quale impedisce il passaggio della luce e quindi la nascita della malerba (pacciamatura), il favorire lo sviluppo di alcuni insetti che prediligono le malerbe, ecc, non si prestano per un utilizzo industriale.
Un detto dice: l’erba cattiva non muore. In qualche misura l’affermazione è valida, nel senso che in assenza di erbicidi ed in presenza di condizioni avverse, molto probabilmente saranno le erbe infestanti ad avere la meglio sulle piante legittime, che potrebbero soccombere.
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