Coltivazione carciofi


Coltivazione carciofi


Come coltivare il carciofo dalla scelta e preparazione del terreno al raccolto, dalla semina alle pratiche colturali: irrigazione, concimazione, pacciamatura e rincalzatura.

Informazioni sulla pianta di carciofo.

Il carciofo, pianta perenne sempreverde dalle numerose proprietà nutritive e medicinali utilizzata in Italia sin dal Rinascimento, cresce spontanea nelle zone temperate.

Da essa sono originarie anche le specie coltivate dall'uomo. Si differenziano per forma, grandezza e periodi di coltivazione. Ne esistono diverse varietà, come:

  • il romanesco,
  • il Paestum, lo spinoso ligure,
  • il bianco tarantino,
  • la mammola,
  • varietà con spine e senza spine.
Degli esemplari che fanno capo alla stessa pianta quello apicale è il più grande e pregiato. La parte ad uso alimentare, che si trova alla sommità del carciofo chiamata “rosetta”, è il “capolino”, la cui produzione si verifica a fine inverno-inizio primavera.

Condizioni climatiche ideali per coltivare carciofi.

La pianta di carciofo predilige un clima mite, asciutto, non troppo caldo né troppo freddo, abbastanza piovoso, con temperature che non scendano al di sotto degli 0 gradi e non salgano troppo al di sopra dei 25 gradi per evitare il manifestarsi di fisiopatie indesiderate. Il clima mediterraneo è dunque ottimale per questa pianta.

Terreno: caratteristiche e preparazione.

La pianta di carciofo predilige un terreno leggero e drenato, a medio impasto, opportunamente preparato (vangato e fertilizzato) alcuni mesi prima della semina o l'interro dei polloni, anche se può sopravvivere nei terreni più vari, con composizione argillosa, torbosa e persino salmastra, e resta produttiva per circa 6-7 anni.

  • La vangatura del terreno, in funzione della grandezza del sito, può avvenire manualmente con la vanga o con la motozappa.
  • Il terreno deve essere vangato ad una profondità di 30-40cm.
  • Con l'ausilio della vanga o della motozappa di traccia il primo solco lungo il quale bisogna distribuire a spaglio letame maturo avvalendosi della forca.
  • A questo punto si passa a preparare il secondo solco parallelo al primo e con le zolle si provvede a coprire lo stallatico sistemato nel primo solco.
  • Terminato il secondo solco, come per il primo, si provvede a distribuire lungo lo stesso letame maturo.
  • Quindi si passa a preparare il terzo solco e con le zolle si provvede a coprire il letame del secondo solco e così via fino a completare l'intero campo.
  • Bisogna distribuire circa 1,5-2 Kg di letame per mq di terreno lavorato.
  • Finito l'intervento di vangatura con il rastrello si provvede a livellare il terreno.

Impianto della carciofaia.

Le carciofaie si possono realizzare sia per seme, ma è sconsigliato perché l’attecchimento è molto difficile, sia interrando le gemme, chiamate anche “carducci”, che si sviluppano alla base del fusto e si raccolgono con alcune radici per permetterne l’attecchimento.

Inoltre, è possibile interrare gli ovuli, ovvero i carducci disseccati, dopo averli fatti rinvenire lasciandoli inumidire per un paio di giorni.

Carducci e ovuli devono essere piantati ben in profondità nel terreno, 20 cm. circa, distanziandoli di 70-80 cm circa lungo la fila.

Al fine di rendere confortevole sia la coltivazione che la raccolta, le carciofaie vengono realizzate in filari distanziati tra di loro di circa 80-100cm.

Il periodo migliore per la messa a dimora dei carducci.

La messa a dimora dei carducci può avvenire alla fine dell’autunno o alla fine dell’inverno- inizio primavera dell’anno successivo, in funzione della zona climatica, ed in particolare della previsione di eventuali gelate durante la fase di germinazione. L’interro dei carducci avverrà rispettivamente a fine autunno in presenza di un clima mite e all’inizio della primavera successiva in presenza di un clima rigido, mentre gli ovuli verranno interrati a fine estate. All’interro sia dei carducci che degli ovuli segue un’adeguata irrigazione per compattare il terreno.

Scegliendo di prendere in considerazione le fasi lunari, la messa a dimora dei carducci dovrebbe avvenire “con luna calante”

Pratiche colturali: irrigazione, concimazione, pacciamatura, rimozione infestanti.

  • La pianta di carciofo teme i ristagni idrici, potenziale causa di marciume radicale, per cui deve essere innaffiata in maniera oculata, intervenendo quando il terreno risulta asciutto e non residuano tracce del precedente intervento.
  • Per quanto riguarda la concimazione se il terreno è stato sufficientemente fertilizzato prima dell’impianto della carciofaia durante il primo anno non sono necessari successivi interventi di fertilizzazione. Tenuto conto che mediamente le carciofaie hanno una durata media di 6-7 anni, successivamente al primo anno si interviene con apporto di letame maturo da sistemare ai piede delle piante agli inizi della stagione invernale, mentre in primavera si può intervenire con concime granulare a lento rilascio.
  • Con la pacciamatura (protezione del terreno con paglia, foglie, fieno o altro materiale equivalente) si provvede a mantenere il terreno umido e limitare la crescita delle piante infestanti da estirpare manualmente. Gli eventuali polloni che crescono ai piedi delle piante sono da rimuovere perché sottraggono nutriente alla pianta, ma possono essere utilizzati per creare nuovi impianti.

Raccolta.

La raccolta inizia ad ottobre e termina a maggio-giugno, anche se i tempi possono cambiare a seconda della varietà e della modalità d irrigazione utilizzata, e dura da 15 ai 25 giorni.

A seconda della varietà della pianta, dell’età e della grandezza della carciofaia si possono raccogliere dai 4 ai 20 capolini per pianta. La raccolta si effettua a mano, con forbici o coltelli. La raccolta meccanica è sconsigliata per non intaccare la qualità dei capolini, che devono essere tagliati lasciando 5-10 cm. di peduncolo per aumentarne la produttività.

Dopo la raccolta.

In seguito alla raccolta e a produzione ultimata, cioè al seccarsi delle piante, si passa alla “dicioccatura”, cioè all’eliminazione degli steli da cui sono germogliati i capolini. In seguito alla disseccatura, tra maggio-giugno, la pianta di carciofo va a riposo finché il clima non permette l’inizio di un nuovo ciclo produttivo con il “risveglio della carciofaia”.

Malattie e parassiti.

Un terreno poco drenato può favorire la presenza di patologie fungine e lumache. Le carciofaie possono essere attaccate da arvicole, o ratti d’acqua, che si nutrono delle gemme e possono essere allontanati attraverso l’utilizzo di esche avvelenate.

Ricordiamo, infine, gli afidi, nottua del carciofo, depressaria, vanessa, da eliminare con antiparassitari.

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