Seguono alcune considerazioni su come coltivare le orchidee sia in casa che all'esterno. Premettiamo che, nel linguaggio corrente il temine orchidea viene utilizzato sia per indicare il fiore che il nome della relativa pianta. Senza scendere nei particolari, il fiore di orchidea nella parte superiore prevede il calice, costituito da 3 elementi, detti sepali, mentre nella parte inferiore troviamo 3 petali. I fiori di orchidea assumono la forma particolare che siamo abituati a vedere in quando durante la crescita, la quasi totalità degli stessi, compiono una torsione che modifica l’originaria posizione dei sepali rispetto a quella dei pedali e viceversa, torsione in genere di 180°, ma che può raggiungere i 360° o mancare del tutto. I fiori delle orchidee sono dotati sia di organi femminili che di organi maschili; la relativa impollinazione avviene a cura degli insetti che trasportano il polline gelatinoso, che si attacca al loro corpo, di fiore in fiore. Le specie di orchidee conosciute, che vivono sparse in ogni parte della Terra, sono decine di migliaia e con esigenze diverse, in linea con le condizioni climatiche dell’habitat di origine, spaziando da specie che sopportano il freddo a specie che necessitano costantemente di un clima temperato, da specie che prediligono l’ acqua a specie che sopportano bene la siccità, da specie che temono i raggi diretti del sole a specie che li sopportano almeno in parte, da specie che prevedono il periodo di riposo vegetativo a specie che lo prevedono in forma soft, per passare a specie che lo escludono totalmente, da specie che necessitano di dimore bene illuminate a specie che prediligono la penombra. Per esempio, contrariamente a molte specie di orchidee che temono il freddo e prediligono dimore bene illuminate, la specie calypso, predilige dimorare in penombra, in terriccio che si conserva umido, esclusivamente all’esterno, anche in presenza di condizioni climatiche particolarmente rigide. Appare evidente che per la relativa coltivazione e cura, sia in casa che a cielo aperto, non esistono regole rigide, valide per tutte le specie. In linea generale, diciamo che coltivare orchidee significa assicurare alle stesse una dimora bene illuminata, arieggiata, fuori dalla portata dei raggi diretti del sole, provvedendo a proteggerle da condizioni climatiche caratterizzate da caldo torrido o freddo glaciale, accompagnato quest’ultimo, da consistenti gelate. In alternativa al ricovero della pianta in una serra non riscaldata o all’interno dell’appartamento, al fine di proteggere la massa radicale, punto debole di ogni pianta, è possibile ricorrere ad interventi di pacciamatura utilizzando paglia, foglie secche o telo sintetico. In linea di massima, l’orchidea è una pianta sia da esterno che da interno, che vive in vaso come in piena terra, anche se l’orchidea che vive in vaso all’esterno, va ricoverata in serra o all’interno dell’appartamento durante il periodo particolarmente freddo della stagione invernale, mentre è salutare portare all’esterno, durante le stagioni calde, l’orchidea che vive in casa, non mancando di preservarla dal caldo torrido. La portata e la frequenza degli interventi di annaffiature sono da tarare in funzione delle condizioni climatiche della stagione e dell’area geografica, assicurando al terriccio un costante grado di umidità. Con riguardo alla coltivazione delle orchidee, bisogna considerare che alcune specie non prevedono il periodo di riposo vegetativo, per cui le innaffiature non risentono dello stato in cui si trova l’orchidea, ma solo delle condizioni climatiche. E’ noto, infatti, che gli interventi di innaffiatura risultano sensibilmente ridotti durante il periodo di riposo vegetativo. Altra circostanza che condiziona gli interventi di innaffiatura è collegata alla presenza di specie sempreverde o a foglie caduche, considerato che le prime necessitano di regolari interventi di innaffiatura durante l’intero anno. In linea di massima, anche per l’orchidea, valgono le regole generali che consigliano di innaffiare regolarmente durante le stagioni calde, ridurre gli interventi durante l’inverno, mantenere il substrato leggermene umido, aspettando che si asciughi quasi completamente, prima di un successivo intervento. Gli interventi di innaffiatura a secondo della stagione, calda o fredda, vanno effettuati rispettivamente di mattino o di sera, evitando di intervenire durante le ore più calde delle giornate estive o durante le gelate della stagione invernale. Come tutte le piante, anche l’orchidea, in presenza di ristagni d’acqua, conseguenza di terriccio poco drenante o abbondanti e frequenti innaffiature, rischia il marciume radicale, mentre a secondo della specie e delle condizioni climatiche della dimora, può essere attaccata da parassiti di origine animale, dalle cocciniglie agli afidi, ai bruchi. Le piante di orchidee necessitano di essere fertilizzate, con concimi specifici, durante il periodo vegetativo e di essere rinvasate ogni due/ tre anni. La fertilizzazione può avvenire anche contestualmente alle innaffiature, diluendo il concime nell’acqua utilizzata. La riproduzione delle orchidee avviene con la materiale divisione della pianta in più parti, da interrare in altrettanti Vasi, prelevando germogli e sistemandoli in altri Vasi, prelevando bulbi, con riguardo alle specie a foglie caduche, e interrandoli in altrettanti Vasi. Per le specie che in natura crescono sui tronchi degli alberi, il substrato prevede la comune torba combinata con pezzetti di corteccia di alberi o sostanze equivalenti, sostanze, quindi, in parte povere di elementi nutritivi, per cui gli interventi fertilizzanti diventano determinanti per una crescita rigogliosa ed in salute della pianta di orchidea, anche se in natura le orchidee spesso sopravvivono in condizioni nutritive estreme. Per le specie di orchidee terricole, il terriccio prevede la combinazione equilibrata dei comuni elementi, quali torba, sabbia, anche se si è soliti aggiungere pezzetti di corteccia d’alberi. Circa gli interventi di potatura, per le specie di orchidee che non rifioriscono sullo stesso stelo, essi consistono nel recidere quest’ultimo una volta che il fiore è giunto alla fine del suo ciclo vitale. Viceversa, per le specie che rifioriscono sullo stesso stelo, questi non va reciso.

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