Calce viva

La calce viva si ottiene portando a temperature prossime ai 700/1000°C le rocce calcaree, di cui il nostro paese è particolarmente ricco e che l’uomo ha sfruttano con interesse da diverse decine di secoli, per la produzione di questo importante materiale naturale, dagli svariati impieghi, dall’edilizia all’agricoltura.

La calce viva è un materiale molto irritante, particolarmente pericoloso per gli occhi, molto poroso, pronto ad assorbire grandi quantità d’acqua. Nello stato in cui si trova non è utilizzabile nel settore edile se prima non viene sottoposta al processo d’idratazione, dando vita alla calce idrata o spenta, commercializzata generalmente in polvere, anche se non mancano confezioni in pasta. Quest’ultima si ottiene aggiungendo durante l’operazione di spegnimento una maggiore quantità d’acqua rispetto a quella richiesta per la calce in polvere.

Anticamente la calce viva veniva sistemata in buche scavate nel terreno, rivestite con argilla, sulla quale veniva versata lentamente acqua, circa 10-15 litri d’acqua per ogni chilogrammo di calce viva. Il miscuglio veniva lavorato con aste di legno fino ad ottenere una pasta compatta e omogenea, denominata grassello di calce.

Aggiungendo ulteriormente acqua il grassello di calce si trasformava in latte di calce, utilizzata per imbiancare le pareti. La calce viva dovrebbe rappresentare la calce pura, anche se nella totalità dei casi nell’ ossido di calcio sono presenti impurità, come tracce di ossido di ferro o alluminio.




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